Bitstrips: scoppia la moda su Facebook.



Lo confesso, dopo anni di permanenza seminascosta su Facebook ho ceduto alla moda del momento e sono diventato uno dei quattro milioni e passa di seguaci di Bitstrips, l’applicazione che sta spopolando in Italia e che vedere crescere il numero di “like” momento per momento. Mi sono lasciato catturare dalla semplicità dell’interfaccia, anche se in inglese è banale, ma, soprattutto, dalla vastità delle situazioni “cartoon” nelle quali immergersi come protagonista insieme ai propri amici.

L’applicazione è gratuita, può essere utilizzata anche da uno smartphone Android o iOS e la vignetta risultante può essere condivisa, oltre che su Facebook, anche su Twitter e Tumblr. Bitstrips ha già festeggiato il suo primo compleanno ma in questi ultimi anni inizia a diffondersi, in modo virale, anche in Italia grazie, come dicevo, alla semplicità d’uso in grado di sottolineare in versione fumetto qualsiasi stato e moltissime situazioni.

La prima cosa da fare, una volta approdati su Bitstrips, è la creazione dell’avatar. Il processo è descritto in inglese ma, anche se si è al livello “denghiù”, è molto semplice definire la figura e l’aspetto fino ai particolari delle rughe e dell’abbigliamento. Preparato il nostro personaggio, possiamo divertirci a inserirlo in una serie di vignette preconfezionate dove potremo far apparire gli avatar dei nostri amici sul social network con i quali vogliamo interagire.

Si tratta di un’applicazione completamente gratuita e ben fatta che ogni giorno si arricchisce di nuove situazioni e template da utilizzare liberamente per creare uno stato d’animo, per interagire con gli amici, per creare cartoline da inviare in giro e per tante altre cose dove sarà la nostra fantasia e il nostro buonsenso a dettarci le regole per il successo.

Alla base di tutto c’è la considerazione che Bitstrips, in fondo, è un gioco e come tale va utilizzato con persone che hanno voglia di giocare. Le regole alla base del successo di un cartoon sono la sincerità, l’educazione e un pizzico d’ironia. Senza dimenticare che la lingua da usare, se siamo italiani, è quella di Dante.

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