Canone RAI anche sui PC?



Gli spot televisivi andati in onda durante il festival di San Remo che ricordavano ai telespettatori che il canone RAI, il tributo che deve essere anche dalle aziende e dai professionisti che non hanno un televisore ma un PC, un tablet o uno smartphone, ha provocato un’ondata di proteste che ha portato l’argomento in vetta alle classifiche dei Treding Topics su Twitter.

La storia, balzata solo oggi all’onore delle cronache, ha radici abbastanza lontane in quanto fin dal 2007 è stata richiesta l’applicazione letterale delle norme dell’articolo 1 del RDL 21 febbraio 1938, n. 246, per il quale il detentore di “(…) uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento giusta le norme di cui al presente decreto. (…)”.

In linea teorica, e sembra che la RAI stia seguendo questa strada, potrebbero entrare a far parte degli apparecchi per i quali bisogna pagare anche i computer con o senza collegamento ad internet, i monitor, i modem ADSL e analogici, i videofonini, gli iPod e i player con display in grado di riprodurre video, le telecamere digitali, i decoder digitali, le macchine fotografiche in grado di riprodurre le sequenze video e, perfino, i videocitofoni.

Oltre che le considerazioni del popolo della rete, alcune molto rabbiose, altre pungenti nel loro sarcasmo, molte contro il “tributo” ma molte anche contro la qualità del servizio offerto, resta la considerazione che il tutto è basato su una legge di oltre settanta anni fa che è stata rivista, in parte, solo tre volte dai vari parlamenti e dai vari governi repubblicani.

Nel frattempo le associazioni dei consumatori e quelle delle piccole e medie imprese hanno avviato una serie di iniziative tendenti a far intervenire il Governo per ottenere l’esclusione dall’obbligo del pagamento del canone se si possiedono strumenti di lavoro quali computer, telefoni digitali e simili.