Canone Rai sui PC: Viale Mazzini fa marcia indietro



Ormai siamo abituati ai “dietro front” di Viale Mazzini che, almeno negli ultimi dieci giorni, è incappata in una serie di scivoloni che hanno costretto la televisione di stato a “metterci una pezza”. Dopo le polemiche su San Remo, sul licenziamento delle lavoratrici in dolce attesa e sul canone per i PC, i tablet e gli smartphone delle aziende, arriva la notizia della rinuncia a quest’ultimo.

Secondo le notizie raccolte in rete sembrerebbe che la decisione sia scaturita dalla presa di posizione del Ministero per lo Sviluppo Economico che ha comunicato all’azienda la propria interpretazione delle vetuste norme del ’38 escludendo personal computer, tablet pc e smartphone dagli apparecchi soggetti al pagamento.

Quasi scontato, inoltre, il rilievo in merito all’assurdità di un’imposizione sugli apparecchi digitali in un momento in cui gli sforzi del paese vanno nella direzione di incrementare lo sviluppo digitale e mentre il Governo ha, dopo anni, rilanciato il progetto dell’Agenda Digitale.

In un comunicato la Rai ha negato di aver mai richiesto il pagamento del canone sugli apparati tecnologici collegati alla rete, anche se lo spot faceva capire questo, ma che “la lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più’ televisori”.

Ovviamente tutti sono convinti che la Rai abbia cambiato idea dopo le polemiche della rete, delle associazioni dei consumatori e delle aziende e quando ha scoperto che, almeno in questo caso, aveva contro anche il Ministero.