Digital Divide: facciamo il punto in Europa 2014



Si continua a parlare di Digital Divide in Italia e, ovviamente, quando il discorso si allarga all’Europa l’argomento si fa ancora più scottante. La nostra penisola, infatti, è indietro rispetto a Paesi come Germania, Francia o Belgio. Le differenze sussistono sia in termini di prezzi che di servizi.

Il Digital Divide, dunque, esiste e continuerà ad esistere fino a quando l’Italia non sarà in grado di competere in Europa con servizi qualitativamente competitivi. Non parliamo certo delle grandi città: Milano, Roma, Torino… ormai sono in grado di compere – o almeno ci provano – con altre città europee ma esistono tante altre zone della penisola in cui sussiste ancora il problema della Banda Larga ed Ultralarga

Attualmente i comuni Rurali (classificati C e D) hanno un ingente bisogno di fondi pubblici per offrire l’accesso alla Banda Ultralarga ai loro cittadini. I Fondi Feasr stanziati dalla UE, infatti, non risultano sufficienti e, per questo, l’obbiettivo è quello di ottenere introiti direttamente dallo Stato per ridurre il Digital Divide italiano.

Il processo di digitalizzazione, infatti, deve riguardare anche settori importanti come l’agricoltura per consentire agli agricoltori italiani di produrre e commercializzare i prodotti molto più velocemente rispetto al passato. Questo è uno dei punti su cui il resto d’Europa ha lavorato molto bene.

Lo stesso dicasi per ciò che riguarda il settore del trasporto marittimo: attualmente le navi provenienti dall’Africa preferiscono non passare da Napoli o Genova ma confluire direttamente sul porto di Anversa: visitare le strutture fiamminghe, infatti, è un ottimo modo per comprendere quanto il Digital Divide sia un problema serio; lì le merci arrivano già registrate tramite il web e stanno ferme al massimo 24 ore. Da noi ci vogliono una decina di giorni!

 

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