Domini personalizzati: in arrivo le città.



Una volta i domini si riconoscevano dal suffisso .it per l’Italia, .com per quelli americani, .gov per gli enti governativi, .edu per le università e gli enti di ricerca e via discorrendo. All’epoca, una trentina di anni fa, erano più che sufficienti. Con l’aumentare delle organizzazioni, delle aziende e delle persone che hanno il proprio sito internet, sono arrivati nuovi suffissi, quelli commerciali e quelli geografici e, presto, potremo avere il nostro suffisso personale, magari con il cognome.

La capitale del Regno Inglese si è già attrezzata con il suo suffisso, .london, che sarà possibile registrare nella prossima primavera spendendo, al minimo, 20 sterline purché si sia residenti a Londra. Naturalmente i titolari di marchi registrati avranno la precedenza mentre i comuni cittadini dovranno attendere il proprio turno.

Dal punto di vista commerciale i domini personalizzati aprono strade molto interessanti consentendo di associare, nel caso di suffissi di città, la propria attività alla località dove si svolge. La registrazione del suffisso personalizzato per le città aumenta notevolmente la visibilità internet delle località più famose e di quelle turistiche. Oltre Londra e New York (.nyc) l’ICANN, organismo internazionale che gestisce gli indirizzi nella rete internet, ha avuto contatti con Vienna, Parigi e Berlino che, speriamo, saranno seguite presto anche dalle nostre capitali della cultura e dell’arte come Roma, Venezia, Firenze, Milano, Napoli e tante altre.

Speriamo che anche qui in Italia si seguano regole rigide come quelle inglesi e statunitensi evitando che qualche furbo registri un dominio del tipo maschioangiono.napoli, lafenice.venezia o uffizi.firenze da rivendere, successivamente, a caro prezzo ai legittimi titolari ed evitando la figuraccia in cui incorse la Casa Bianca che, legittima titolare del dominio withehouse.gov, si ritrovò con un sito dai contenuti piccanti registrato con il nome whitehouse.com.

Sul fronte dei domini personalizzati dei quali si sta occupando l’ICANN, spicca, infatti, il caso riportato da moltissimi media e siti internet del suffisso .like che pare sia stato registrato da Amazon con buona pace di Facebook.

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