Google Drive: prova su strada



Finalmente mi è arrivata l’attesa notifica di Big G: il mio Google Drive da cinque GB è configurato e pronto per l’uso. Cinque giga di spazio web non sono né pochi né tanti, almeno rispetto agli altri servizi a costo zero offerti sul web, e, francamente, mi è sembrato doveroso provarlo.

Per chi, come me, è abituato a lavorare in postazioni diverse (casa, ufficio, laboratorio) e ha la necessità di avere sempre a disposizione l’ultima versione di quello che sta facendo lo spazio cloud non è mai sufficiente e, soprattutto, la necessità di dividere i vari lavori in cartelle e definire per ogni cartella le condivisioni da applicare è fondamentale.

L’installazione di Google Drive è di una semplicità disarmante, alla portata veramente di tutti. Una volta scaricato il programma googledrivesync ed eseguito il login come utente di Google (Gmail o Google+) il setup fa tutto da solo, creando nella cartella documenti dell’utente la cartella del Google Drive, mettendo il collegamento sul desktop e creando nell’area di notifica l’icona per il lancio rapido.

A questo punto basta creare la propria struttura di files e cartelle in locale e Google Drive sincronizzerà, rapidamente, tutto sul web. Per utilizzare i file basta accedere alla cartella sincronizzata (Documenti/ Google Drive) e creare, incollare e modificare qualsiasi cosa. I tempi di sincronizzazione sono buoni: un file e una cartella per un totale di circa megabyte sono stati caricati in meno di un minuto mentre il caricamento di un foglio di calcolo, con qualche formula tanto per complicarci la vita, è in pratica istantaneo come pure la sincronizzazione che non richiede più di una manciata di secondi.

La piacevole sorpresa è venuta quando ho eseguito l’accesso dal desktop Ubuntu. In questo caso, mancando ancora l’applicazione per Linux, ho potuto utilizzare l’interfaccia web di Google Docs con risultati pressoché analoghi. In conclusione Google Drive, almeno dalla mia esperienza di una sera, mi è sembrato semplice, carino, efficace e da consigliare.

Ultima notizia: mentre scrivo ho lanciato uno stress test con un file da poco più di un giga. Ma di questo parleremo una prossima volta.