Internet, anche i centenari studiano.





La notizia, rimbalzata in queste ore sui giornali online, non mi ha meravigliato più di tanto, anzi, la stavo aspettando già da qualche tempo. Un arzillo vecchietto di Pizzoferrato in provincia di Chieti, Raffaele Ciampaglia, a 100 anni suonati, ha deciso di iscriversi e frequentare un corso di alfabetizzazione informatica e Internet promosso dall’amministrazione comunale. Età media della classe, di cui fanno parte alcune signore e il parroco del paese, circa ottant’anni.

La voglia di conoscere il mondo dell’informatica da parte delle persone più mature non mi è nuova. Già alla fine degli anni ottanta, quando ero alle prese come docente con i primi corsi d’informatizzazione aziendale, mi ero imbattuto in arzilli ragionieri che, a un passo dalla pensione, si appassionavano all’uso dei fogli elettronici (all’epoca si parlava di Lotus 1-2-3) riuscendo in pochi mesi di lavoro a raggiungere risultati insperati anche per i loro colleghi più giovani. Figuriamoci se, nel terzo millennio, i centenari rinunciano a usare internet dal PC e dal loro smartphone.

Immagino nonno Raffaele, con la matita e il quaderno che usava per prendere le misure quando faceva il sarto, raccogliere gli appunti sul mondo Internet, sui vari aspetti del Web e sulle parole utilizzate ai giovani “connessi”. In fondo si è iscritto al corso proprio per restare in contatto con i suoi “nipotini” che vivono lontano, a Firenze.

Un illustre precedente il mondo d’internet lo aveva già vissuto con Marguerite Joseph, una nonnina americana di 104 anni, che si era vista negare l’iscrizione a Facebook per “superati limiti di età”. Piuttosto che mentire sulla sua data di nascita (cosa che magari fanno tanti preadolescenti) ha, infatti, preferito affrontare il colosso del web riuscendo, per prima, a strappare l’abolizione del limite di età che, in precedenza, limitava l’iscrizione al social network a chi era nato dopo il 1910.

Ritornando al nostro paese, purtroppo resta l’amara considerazione che giovani e “diversamente giovani” che vogliono restare collegati al mondo tramite internet devono affrontare lo scottante problema del Digital Divide, che in molti paesi, spesso quelli con età media della popolazione più alta, impedisce l’accesso al web.