Agenda Digitale al nastro di partenza

Mi verrebbe da dire “Tanto tuonò che piovve” ma non voglio essere precipitoso e, dopo tanti annunci frettolosi, questa volta voglio attendere che il nostro Governo emani l’atteso “Decreto DigItalia” che secondo gli osservatori dovrebbe produrre una riduzione del deficit del nostro bilancio di qualcosa come 19 miliardi di euro (una manovra correttiva) e, sopratutto, dovrebbe far crescere il prodotto interno lordo di un fattore fra lo 0,7 e l’1,3%.

Il decreto in questione doveva essere emanato entro il 30 giugno ma per questa data, almeno stando alle parole del Ministro Profumo, la Cabina di Regia interministeriale per l’Agenda Digitale presenterà le misure da inserire nel decreto. Solo con l’emanazione del decreto quindi l’Agenda riceverà il via ufficiale con la nascita dell’Agenzia per l’Italia Digitale che sostituirà a tutti gli effetti, l’Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (DigitPA) e l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione.

Il lavoro affrontato dalla Cabina di Regia è stato molto impegnativo ed ha affrontato tutti gli aspetti della questione dalle Infrastrutture e sicurezza, proseguendo con l’e-commerce, la Ricerca e Innovazione, le Competenze digitali che sostituiscono la cosiddetta Alfabetizzazione informatica, gli aspetti di e-government e Open Data e infine il tema delle Smart cities & communities. Il paragone portato dal Ministro Profumo ci riporta agli anni cinquanta quando “l’industria automobilistica italiana ha modellato a propria immagine tutta l’Italia”.

Molte delle iniziative incluse nel pacchetto che, entro la fine dell’estate dovrebbero dare il via a DigiItalia, dipendono dall’azzeramento, entro la fine del 2013, del Digital Divide eliminando finalmente e del tutto la mancanza di banda larga che oggi, dai dati ufficiali, affligge circa quattro milioni d’italiani.  Infatti, solo eliminando il Digital Divide sarà possibile avviare i progetti per le smart cities e altri che dovrebbero consentire notevoli risparmi di risorse economiche.

Si tratta di un progetto molto ambizioso, specie in un paese che spende per l’IT la metà della Germania e che per anni è rimasta ancorata a vecchie tecnologie analogiche e che potrebbe, investendo poco più di 150 milioni di euro far crescere il proprio Prodotto Interno Lordo in modo significativo e potrebbe risparmiare, secondo l’analisi del Politecnico di Milano circa 4 miliardi di spese vive della Pubblica Amministrazione e migliorarne l’efficienza risparmiando altri 15 miliardi.

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