Project Loon, accedere a Internet dal pallone.

Quando parliamo di Digital Divide, dimentichiamo, purtroppo, di tutte quelle realtà, dove la connessione a internet è mera utopia, per mancanza di collegamento o per i costi che in alcuni paesi del cosiddetto Sud del Pianeta superano il reddito medio di una famiglia. Un problema, quello delle connessioni veloci ed economiche che Google affronta con il suo Project Loon (ndr Loon significa Matto) che affronta il problema da un punto di vista forse molto fantasioso ma che, nelle speranze di Big G e di molti altri, promette di poter avere successo.

L’idea di base è di utilizzare i palloni stratosferici, che volano a quote molto superiori a quelle degli aerei di linea, per costruire una sorta di cintura intorno al globo garantendo ai dispositivi a terra la connessione a internet alla stessa velocità dello standard 3G se non migliore consentendo, la connessione a interne anche da zone scarsamente popolate o remote e contribuendo in modo efficace alle comunicazioni in caso di disastri naturali.

La sfida non è assolutamente semplice e i problemi da affrontare non sono certamente pochi. Ogni singolo pallone della flotta che costituirà il Project Loon dovrà essere controllato da terra in modo che la copertura sia sempre garantita all’area che s’intende coprire. Questo vuol dire far salire e scendere il pallone in modo che possa sfruttare le correnti d’alta quota per spostarsi con un basso consumo di energia che sarà ricavata da quella solare.

Anche se algoritmi e potenza di calcolo per le elaborazioni sono materia in cui Google è maestra indiscussa, ogni sperimentazione ha bisogno di un riscontro sul campo. In un progetto pilota lanciato nei giorni scorsi, Google ha fatto partire altri trenta palloni per coprire una vasta area della Nuova Zelanda dove sono stati reclutati una cinquantina di sperimentatori che tenteranno di connettersi a internet tramite il Project Loon.

Il progetto si sposta, quindi, dai laboratori di Mountain View direttamente sul campo, o meglio nei cieli, per verificare se, un domani magari non troppo remoto, sarà possibile connettere a internet il nostro smartphone anche dagli angoli più remoti del pianeta.

GlobusSonda

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